L'articolo è stato pubblicato il: 28 luglio 2014

Dal saper fare al far sapere: ma chi sono gli artigiani del futuro?

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In occasione dell’annuale Festa del Coltello di Maniago, culla del distretto del coltello del Friuli Venezia Giulia, si è svolto nel pomeriggio del 25 luglio un convegno dal titolo “Gli artigiani del futuro”. Con un programma molto ricco di ospiti interessanti, l’evento ha voluto approfondire un tema di discussione molto caldo in regione (ma anche a livello nazionale ed europeo): strategie di rilancio delle pmi, soprattutto micro imprese tipiche del nostro territorio, e soluzioni volte a risolvere in maniera efficace la disoccupazione, con particolare attenzione al fenomeno giovanile (i dati sono sempre più preoccupanti, soprattutto nel Nordest).

In una sala gremitissima di persone, i dati comunicati da Francesco Venier lasciano veramente a bocca aperta: con un -25% di aziende attive, ma lo stesso numero di addetti del 2009, oggi il distretto del coltello segna un +10% di fatturato e un +55% di export, un comparto che unendo coltello e metallo raggiunge i 600 milioni di fatturato.

Un dato di fatto è senz’altro una progressiva automazione del lavoro manuale con macchine che, a differenza degli anni del boom del dopoguerra, sono sempre più dotate del cosiddetto “buonsenso” e quindi completamente sostituibili all’uomo (video di Baxter, by Rethink Robotics). Anche in Cina, frontiera della manodopera a basso prezzo, il costo del lavoro si sta alzando sempre di più e lo scenario che si profila, a livello internazionale, è la sparizione di migliaia di posti di lavoro. Quindi, cosa fare di fronte a questa prospettiva?

Francesco Venier e Stefano Micelli, in avvio di incontro, e gli approfondimenti dei successivi interventi hanno senz’altro dato una risposta interessante. È sempre più necessario ragionare sul modello di business della propria azienda andando a capire bene per chi dobbiamo creare valore e come dobbiamo gestire la relazione, ossia come il cliente si aspetta che venga gestito il rapporto commerciale. Ma sopra ogni cosa, è fondamentale oggi trovare nuove idee e saperle tramutare in business, ossia risposte ai bisogni dell’uomo moderno. Come citava lo stesso Venier, “essere i migliori è l’unico mercato che non è affollato” ed è proprio quello il mercato in cui oggi le nostre aziende devono investire.

Quello del distretto maniaghese è veramente un esempio di grande qualità e perfezione, in linea con il concetto di “futuro artigiano” illustrato da Micelli. Dopo l’euforia economica e, sotto una certa prospettiva, speculativa del terziario avanzato degli anni Ottanta e Novanta, il lavoro artigiano sta riacquisendo un ruolo di predominanza, legato al peso che il concetto del “made in Italy” ha progressivamente assunto sul mercato internazionale. Interessante l’esempio di Gucci, che a Scandicci ha i suoi artigiani che tagliano manualmente la pelle e che richiamano multinazionali da tutto il mondo per seguirne l’esempio, certamente molto differente da quello che ci suggeriva Charlie Chaplin nel suo “Tempi moderni”. Oppure Luis Vuitton, che a Fiesso d’Artico ha una squadra di artigiani che dipingono a mano le suole delle scarpe per completare prodotti di altissima finitura destinati ai mercati del lusso del nord Europa e Russia.

Si configura quindi un concetto di artigianato, spesso intrinsecamente legato al concetto di design e avanguardia artistica, che lontanissimo dagli scenari delle catene di montaggio si configura come una produzione di eccellenza, altamente personalizzata e di estrema qualità. È questo quindi il futuro a cui devono guardare i giovani oggi, ma non solo: aziende che da anni sono sul mercato e lo conosco approfonditamente devono arricchire i propri prodotti che hanno già un valore percepito andando proprio a lavorare sul business model canvas e quindi sulla value proposition, per trovare idee nuove in grado di innovare e quindi, diventare i migliori.

Il mercato internazionale chiede costantemente prodotti “made in Italy”: Micelli ha citato il caso di Jack Ma, fondatore di Alibaba, l’ecommerce cinese più famoso al mondo, che poco tempo fa durante una visita in Italia ha evidenziato come ci sia la richiesta continua di più prodotti italiani nel mercato online. Ecco che quindi la contaminazione tra idee, tecnologia e spirito di iniziativa possono essere la chiave di volta corretta per far ripartire il mercato italiano e ridurre il tasso di disoccupazione.

Non basta però certo avere un’idea innovativa e lanciarla sul mercato: è fondamentale saperla comunicare attraverso la scelta degli strumenti più idonei e intercettando il pubblico corretto. Questo aspetto, così spesso dato per scontato, è invece altrettanto fondamentale, sia per comunicare con i clienti, sia per trovare ad esempio finanziatori o partner commerciali.

Certo, fare impresa oggi non è come fare impresa trent’anni fa, lo conferma anche Claudio Ghezzi di Medesy, storica azienda di Maniago che ha saputo affrontare con successo il passaggio generazionale mantenendo forza e presenza sul mercato. Ed è per questo motivo che esistono strumenti come il progetto Imprenderò, giunto alla quarta edizione, promosso e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito del Fondo Sociale Europeo (Programma operativo 2007/2013 – Asse 2 Occupabilità PPO 2013, Programma Specifico n.8) e dal Programma esterno parallelo del POR FSER 2007/2013 (rientrante nel Piano di azione e coesione – PAC – Garanzia Giovani FVG). Imprenderò 4.0 mira alla promozione della cultura imprenditoriale e al sostegno dei processi di creazione d’impresa e lavoro autonomo, di passaggio generazionale e trasmissione d’impresa. Le attività si sviluppano attraverso seminari formativi, corsi di formazione imprenditoriale e ore di consulenza individuale, tutto finalizzato a supportare la persona nella propria idea di autoimpiego. Ben 10 partner su tutto il territorio regionale del Friuli Venezia Giulia sono a disposizione per fornire informazioni e supporto, i servizi sono gratuiti. Maggiori informazioni su www.imprendero.eu.

di Sara Tortelli

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