L'articolo è stato pubblicato il: 20 luglio 2015

Cosa rende speciali le aziende che crescono e si evolvono?

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Cosa rende speciali le aziende che crescono e si evolvono?: questo il titolo del seminario organizzato da Ial Fvg, nell’ambito del progetto Imprenderò 4.0, in collaborazione con il Polo Tecnologico di Pordenone, che si è svolo martedì 14 luglio a Pordenone.

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In un contesto a competizione crescente, alcune imprese si sviluppano e crescono, altre muoiono: come è possibile, cosa rende speciali le aziende che crescono e si evolvono? Questo il quesito alla base dell’intervento strutturato dai due relatori, Maurizio Massaro, professore aggregato presso l’Università degli Studi di Udine, Visiting Professor presso la Florida Gulf Coast University (USA) e l’Univerity of Leicester (UK), e Alessandro Banelli, International Coach Certificate (direttamente da John Grinder), Guerrilla Marketing Italia Trainer, International Guerrilla Marketing Coach Certificate.

ial 2L’ipotesi alla base del seminario è che le imprese di successo abbiano saputo creare e comunicare qualcosa che avesse più significato per i propri clienti e per gli altri attori economici. L’incontro è stato avviato da Maurizio Massaro che ha introdotto il concetto del “cambiamento”. Ci troviamo in una fase di grosso cambiamento e l’essere umano per gestire il cambiamento tende ad affidarsi all’abitudine, a dei modelli già testati in passato con successo per risolvere dei problemi. La chiave però delle idee e delle imprese di successo è proprio quella di invertire questa rotta, di provare a cambiare completamente il ragionamento e uscire dagli schemi, dai tracciati.

Per fare questo viene a supporto lo strumento del Business Model Canvas: il BMC un modello a nove settori dove per ogni settore viene preso in considerazione un ambito del meccanismo di business. Ragionare su ciascuna di questa area è una modalità concreta e attiva per dare vita a idee d’impresa di successo.

1) Valore offerto
2) Segmento di clientela
3) Relazione con il cliente
4) Canali di comunicazione usati
5) Ricavi
6) Risorse chiave
7) Azioni Chiave
8) Partner
9) Costi

La seconda parte della mattinata ha visto invecde l’introduzione del metodo del “guerrilla marketing” da parte di Alessandro Banelli come strumento “low cost” per le imprese che vogliono essere protagoniste del cambiamento. Banelli sostiene che la prima domanda a cui tutti gli imprenditori devono sapere rispondere è “Che cosa fai, di che cosa ti occupi?”. Pur essendo una domanda apparentemente banale, un’alta percentuale di imprenditori e neo imprenditori spesso non è in grado di rispondere a questo quesito. Un modo efficace per individuare i propri vamtaggi competitivi è senz’altro quello di andare a chiedere direttamente ai clienti perché hanno deciso di fare affari con noi.

ial 3Il guerrilla marketing è un approccio innovativo e non convenzionale, perché non richiede tanto l’nivestimento di denaro, quanto piuttosto di impegno, creatività, tempo. Banelli ha quindi illustrato alcune delle “armi di marketing” a nostra disposizione, dove per arma si intende un “metodo di comunicazione o di contatto con clienti e potenziali per rendere un servizio, migliorare la qualità, aumentare la credibilità e far stare bene i clienti”.

Le armi lavorano su 4 fasi: selezione delle armi, individuazione delle priorità (attenzione a non mettere troppe armi in campo, perché si rischia di perderne il controllo), attivazione e manutenzione delle armi. Le armi si dividono in 8 macro gruppi:

1) Mini-media: es, biglietti da visita, marketing telefonico, volantini;

2) Maxi-media: es. spot pubblicitari, cartelloni;

3) E-media: tutto il mondo legato al web e a internet;

4) Info-media: ossia la veicolazione di informazioni e notizie, seminari gratuiti e articoli di approfondimento;

5) Human-media: la comunicazione che passa attraverso il contatto umano e le relazioni;

6) Non-media: es. passaparola, pr, baratto;

7) Caratteristiche dell’impresa: azioni sul nome dell’azienda, location, testimonial;

8) Atteggiamento dell’impresa: es. flessibilità, pazienza, velocità.

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Nel pomeriggio è seguita la parte laboratoriale del seminario, ossia i partecipanti si sono divisi in quattro gruppi e hanno lavorato al business model canvas di alcune idee imprenditoriali emerse direttamente dai partecipanti. Il focus è stato il concetto di “value proposition”, ossia perché qualcuno dovrebbe decidere di fare affari con me, capire in pratica quali sono o quali potrebbero essere i fattori distintivi chiave e come farli fruttare, anche nelle relazioni con i partner.

di Sara Tortelli

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