L'articolo è stato pubblicato il: 05 novembre 2014

Annalisa Mansutti: fotografa itinerante e narratrice per immagini

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annalisa mansuttiAnnalisa Mansutti si auto definisce una fotografa itinerante. Ama ambientare i suoi scatti in esterni e interni, cercando sempre di cogliere la sfumatura che possa trasformare l’immagine in una comunicazione di emozioni. Annalisa si occupa di fotografia a tutto raggio: segue clienti privati, istituzioni ed aziende, ma la fotografia sociale ed i ritratti sono i suoi temi preferiti, che intervalla con particolari fotografie di fiori e giardini, un’altra sua passione. Dal 2012, quando ha ripreso i fili della sua vita professionale come fotografa, ad oggi molte cose sono successe e tutte hanno contribuito al percorso di miglioramento continuo come persona e come professionista.

 

> Qual è stato il bisogno o lo stimolo che ti ha permesso di intraprendere la strada imprenditoriale?
annalisa mansutti 2Lo stimolo iniziale è stata senz’altro una situazione comune a molte persone: nel 2011 sono rimasta senza lavoro, facevo l’impiegata e mi occupavo di contabilità ed amministrazione. La passione per la fotografia l’ho ereditata da mio padre: sin da piccola ho passato tantissime ore nel laboratorio fotografico e nel negozio, aiutando i miei genitori e condividendo con loro preoccupazioni e gioie dell’attività famigliare. Non avevo mai pensato seriamente di farne un’arte oltre che una professione, sebbene in tutta la mia vita fino al 2012 ci abbia provato varie volte: ho vissuto il rapporto con la fotografia in modo altalenante da sempre, sapendo che la fotografia permetteva ai miei genitori di mantenermi. Tuttavia, nel mio intimo, per me, si è sempre trattato di una passione che mi permetteva di esprimere la mia personalità e le mie esperienze. Dopo aver compiuto i 40 anni ho iniziato a pensare che forse dovevo credere di più nella mia passione e nel mio talento legato fortemente alla manualità: in particolare, l’avvento del digitale per me è stata una vera e propria rivoluzione in positivo. All’epoca fare delle buone foto in bianco e nero (quelle che mi piacevano di più in assoluto) era molto costoso, ma grazie al digitale tutto era possibile e con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Ecco che allora ho messo tutta me stessa per imparare una nuova tecnica, io che ero abituata a far apparire un’immagine attraverso un liquido. Forse, la forza vitale che mi ha portata a fare il passo definitivo è stata proprio una commistione tra bisogno concreto di avere un lavoro e necessità di esprimere quanto ho dentro e preme per uscire.

> Nei momenti di difficoltà o di scoramento su quali valori o pensieri hai fatto leva per andare avanti?
Senz’altro tra la ripresa della fotografia come professione nel 2012 e l’estate del 2014 ho vissuto numerosi momenti di difficoltà ed è normale perché tutti, quotidianamente, ci troviamo ad affrontare situazioni difficili. L’importante, secondo me, è non restare sulla difficoltà, facendone un alibi e rimanendo immobili, con la testa e il cuore nel problema, perché questo non ci permetterà mai di vederne una via d’uscita. Per quanto mi riguarda, fermarmi e impuntarmi non mi ha mai portato a niente, solo a tanto spreco di tempo ed energia creativa, lasciandomi poi vuota e continuamente orientata al passato, ma questo non ci fa progredire né diventare migliori. Un altro aspetto fondamentale è il confronto: per un certo periodo ho avuto fortemente bisogno di riordinare le idee e capire, parlando con altre persone ho trovato più chiara la strada da percorrere, ho capito cosa mi mancava e cosa dovevo approfondire. Il confronto è senz’altro necessario in questo lavoro.

annalisa mansutti foto1> La tua vita ora è come te la immaginavi prima dell’avvio?
La mia impresa si chiama Annalisamansutti Immagina e di certo la mia immaginazione è quanto di più bello ho per entrare in contatto con la realtà. Dal punto di vista di quanto ho potuto apprendere e realizzare professionalmente, la mia vita è proprio come me la immaginavo. In merito al rientro economico, mi rendo conto che tuttora a volte faccio fatica ad applicare molti dei principi base che ho sempre utilizzato quando lavoravo come impiegata, quasi “imponendoli” alla realtà imprenditoriale in cui ero inserita. Non è tanto, secondo me, un problema esterno da imputare alla “crisi”, quanto un mio personalissimo approccio che senz’altro può essere modificato e sarebbe splendido poter portare avanti il gruppo di lavoro di Imprenderò in cui ero inserita, perché credo che questo aspetto della gestione imprenditoriale sia comune a molti di noi.

> Per me Imprenderò ha rappresentato …
Imprenderò 3.0 ha rappresentato per me un momento fondamentale, una sorta di “punto a capo” nella mia vita e spesso, come ho detto, ne sento la mancanza perché il gruppo di lavoro è una grande forza per andare avanti, oltre che un importante momento di confronto. Tuttavia per me Imprenderò non è stato solo formazione e un’occasione, grazie agli incentivi economici, di rinnovo della mia attrezzatura, ma è stato soprattutto relazione e occasioni. Ho conosciuto persone e professionisti con cui ho lavorato successivamente, sia in qualità di clienti sia come fornitori di servizi. Inoltre, grazie proprio a queste relazioni, ho avuto l’occasione di realizzare un mio sogno, ossia viaggiare in Russia seguendo la Transiberiana, esperienza che mi ha permesso di organizzare e inaugurare sabato 25 ottobre 2014 la mostra “Artisti contemporanei a palazzo – Molte forme” nel Salone della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia a Udine (Via del Monte 1), dove sono esposte le fotografie che ho realizzato “alla ricerca del bianco”.

 

mostra udineAscoltare la voce di Annalisa raccontare la storia che l’ha portata a realizzare uno dei suoi sogni è emozionante quasi come leggere la sua esperienza attraverso le sue fotografie e ci fa comprendere come il destino, a volte, decida di adattarsi ai nostri obiettivi. Annalisa accarezzava in segreto l’idea di fare un viaggio e prendere la Transiberiana, la ferrovia che connette la città di Mosca con Vladivostok fin dal 1916. Per oltre un anno ha dormito con la guida accanto al letto, sul comodino, sebbene ogni volta che si trovasse ad affrontare con spirito razionale l’idea del viaggio si vedeva in qualche modo bloccata, soprattutto perché, legata al suo forte desiderio di scoperta, intendeva organizzare il viaggio in completa autonomia e in solitaria, senza affidarsi ad agenzie o ad alcuna compagnia. Il sogno quindi restava una bolla di sapone, sospesa tra il volere e il potere, finché accadde. Annalisa nell’ottobre del 2013 stava realizzando un servizio fotografico in occasione del battesimo del piccolo Francesco: una collega del corso di Imprenderò, conosciuta nel 2011, aveva scelto Annalisa per rendere eterno un momento così solenne, di fatto la presentazione di una nuova vita del figlio, alla comunità. Proprio durante lo svolgimento del suo lavoro, Annalisa incontra e conosce il nonno di Francesco, il padre del papà del piccolo, un italiano che da tanti anni vive a Mosca e che torna raramente in Italia, mai più di un paio di volte all’anno. Annalisa gli racconta il suo sogno e lui, ovviamente, le dice che è pazza, ma che l’avrebbe aiutata a realizzare il suo desiderio. Volendo viaggiare in maniera autonoma Annalisa aveva bisogno di un sorta di invito ufficiale per poter partire e il sig. Andrea invia in pochi giorni ad Annalisa la documentazione necessaria per chiedere il visto: il 19 dicembre 2013 l’avventura di Annalisa ha inizio.
Il percorso personale di Annalisa l’ha portata, inevitabilmente, a compiere degli errori che comunque sono stati parte integrante del percorso di crescita. Dei 20 giorni di viaggio, 13 sono trascorsi in treno, vivendo una sfida personale sia come donna, sia come fotografa. Racconta Annalisa “La responsabilità di essere un punto di riferimento per la famiglia e una madre ti porta in continuazione a chiederti se stai facendo la scelta giusta, ma allo stesso tempo è la professione che ti chiede, quasi ti impone, un percorso di crescita continua”.
La ricerca di fotografare il bianco, l’osservazione dello scorrere del paesaggio attraverso i finestrini, il contatto con le persone: tutto questo e molto altro esprimono le fotografie esposte nella mostra appena inaugurata, un desiderio di voler andare avanti e guardare oltre, perché il mondo è molto grande ed è il risultato della diversità di ciascun essere vivente, aspetto che deve trasformarsi in valore e bellezza, non in paura e odio.

Annalisa Mansutti sulla mostra: “Le fotografie a colori sono state scattate solo all’interno o dall’interno dei mezzi che mi hanno condotta per 17.764 km in treno e 700 km in auto. I finestrini filtri del mio guardare, i paesaggi luce nuova ai miei occhi. Lascio alla vostra immaginazione l’individuazione dei luoghi e dei momenti, ogni viaggio è un’esperienza personale. Le immagini in bianco e nero sono accenni dei tanti e lunghi pensieri o ricordi che scorrono sullo schermo della mente durante 13 giorni in treno. Grazie al libro fotografico in bianco e nero “Del guardare” ho potuto condividere un linguaggio universale, oltre che il cibo e tanto chai (tè) con persone che parlano una lingua natale diversa dalla mia, ma il cui cuore può riconoscere l’armonia del battito”.

La mostra “Molte forme” è visibile dal 25 ottobre al 13 novembre 2014 durante gli orari di apertura della banca Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia a Udine, in Via del Monte 1 (lun.-ven. 8:00-13:30 e 14:30-20:00, sabato 9:00-13:00). Per maggiori informazioni visitate il sito di Annalisa Mansutti.

Altri siti con i lavori di Annalisa Mansutti:

Sito maglificio Corini

Sito B&B La Cesarina

Blog ArteViva

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Prossima mostra fotografica di Annalisa Mansutti: Del Guardare, Vienna, 21-23 novembre, clicca per scaricare il PDF.

di Sara Tortelli

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